
I'm a Global Governance student at the University of Tor Vergata in Rome. During high school I was part of the school's newspaper, as a writer and graphic designer and I am currently a writer for The Global Observer.
I write about many different topics but my focus is on geopolitics and international relations, you can find my articles on the following topics here.

Oggi, 3 Maggio, è la giornata mondiale della libertà di stampa, una giornata importantissima per celebrare tutti i giornalisti che nel mondo si adoperando per riportare la verità e per ricordarci che la stampa libera è ancora minacciata internazionalmente.Noi della redazione di Ikaro vorremmo proprio parlare di come la libertà di stampa ancora non venga rispettata internazionalmente. Quindi vediamo dove nel mondo al momento l’informazione pubblica è sotto attacco:STATI UNITIIl caso Assange è uno dei primi esempi di libertà di stampa sotto attacco che viene in mente, essendo anche il caso in cui il diritto alla stampa libera viene attaccato con più sfacciataggine. Il “crimine” di Julian Assange sarebbe stato di aver pubblicato video e foto che testimoniano crimini di guerra commessi dagli USA (soprattutto durante la guerra in Afghanistan). Attualmente Assange si sta battendo contro l’estradizione negli Stati Uniti nella corte suprema di Londra.ISRAELEIl 2 Aprile, la Knesset (il parlamento israeliano), ha approvato una legge che consente di bandire (letteralmente) emittenti giornalistiche e media stranieri che il governo ritiene che causino “danni alla sicurezza dello stato”. Nel mirino di Netanyahu c’è soprattutto Al Jazeera (canale di notizie qatarino), definito dallo stesso premier “canale del terrore” a seguito delle notizie pubblicate dal canale in cui viene criticata la guerra israeliana a Gaza.ITALIAAnche qui in Italia ci sono purtroppo problemi con la stampa. Ricordiamoci del caso di Nello Trocchia, Giovanni Tizian e Stefano Vergine, che rischiano 5 anni di galera in seguito ad una loro pubblicazione sul giornale “Domani”, che esponeva conflitti di interessi e accordi segreti tra alcune aziende nel settore delle armi e il nostro ministro della difesa Guido Crosetto. Le accuse sono di aver ricevuto documenti riservati e di averne pubblicato i contenuti. Non dimentichiamoci inoltre dei problemi all’interno della Rai, con i giornalisti che attraverso il sindacato lamentano un sempre più asfissiante controllo sull’informazione da parte dei vertici amministrativi, e del caso Scurati del 25 Aprile.PALESTINA OCCUPATAIn Palestina sono sempre di più i giornalisti che rimangono uccisi, molti giornalisti sono morti dall’occupazione israeliana nel ’48, ma dall’ultima escalation iniziata il 7 Ottobre 2023 i casi si sono moltiplicati. Secondo fonti indipendenti, dei 195 giornalisti uccisi in Palestina dal 2000 fino ad ora, più di un quarto (ovvero 149) sarebbero morti dopo il 7 Ottobre. Inoltre nelle prime 10 settimane dall’inizio delle ostilità, sono stati uccisi in Palestina più giornalisti di qualsiasi altro paese in un anno, rendendo questo conflitto decisamente il più sanguinoso per quanto riguarda i giornalisti di guerra.RUSSIALa giornalista Maria Ponomarenko in Russia, ha pubblicato su telegram un video di un bombardamento russo sul teatro di Mariupol, denunciando la morte di civili. La corte del Cremlino l’ha condannata a 6 anni di reclusione con l’accusa di “divulgazione di informazioni consapevolmente false sulle Forze armate russe”.Questi sono solo alcuni esempi di come la libertà di stampa è ancora minacciata e a volte negata. La negazione dell’informazione pubblica e l’eliminazione della pluralità di prospettive, sono proprie dei governi totalitari, ma, nonostante tutto, vengono perpetuate dalla maggior parte dei governi nel mondo, anche da quei paesi che si dipingono come “paladini della democrazia”.Il giornalismo non è un crimine, chi nel mondo racconta la verità non deve rischiare né vita né libertà.
Elia Struffi - Ikaro Kant- 03/05/2024

La scorsa settimana Londra ha ospitato una seduta di una delle udienze più rilevanti degli ultimi tempi. L’argomento attorno a cui si è svolto il dibattito è la richiesta di estradizione mossa dagli Stati Uniti nei confronti di Julian Assange. Ma perché è un fatto tanto importante?Anzitutto, presentiamo Julian Assange. Assange è un giornalista e attivista australiano con un background come hacker, professione che esercitava sin dai sedici anni. Nel 2006, insieme ad altre sue conoscenze hacker e giornalistiche, sfruttò queste abilità per fondare WIKILEAKS, un’associazione indipendente che mira a pubblicare leaks di natura varia, esponendo così corruzione, insabbiamenti, crimini politici, istituzioni, banche, etc.Le intenzioni di Wikileaks sono state sicuramente nobili e mirarono ad informare il pubblico, ma il prezzo per l’agenzia e per Assange fu molto caro. Nel 2010, infatti, Wikileaks suscitò particolarmente l’attenzione internazionale dopo aver rilasciato video e rapporti militari che testimoniano i crimini di guerra commessi dagli USA durante il conflitto in Iraq e Afghanistan.Uno dei leak più famosi è stato il video “collateral murder” in cui venne ripreso un elicottero d’attacco statunitense che, nel luglio 2007, vagando fra i cieli di Baghdad, sparò fatalmente a diciotto civili, due dei quali i giornalisti Noor-Eldeen e Saeed Chmagh.Intanto la Svezia aprì un’investigazione contro il giovane Assange per via delle accuse di molestie sessuali che gli vennero fatte in una visita al paese. Accuse poi smentite. A questo punto Assange cerca rifugio nell’ambasciata ecuadoriana di Londra, a cui chiede asilo politico nel 2012, temendo di poter essere attaccato anche dagli USA in Svezia. L’asilo gli venne concesso e formalizzato nella convenzione di Vienna, rendendolo così immune ai mandati di arresto della Svezia e degli UK, i collaboratori di quest’ultima.Il soggiorno di Assange nell’ambasciata ecuadoriana di Londra durò 6 anni, fino al 2019, anno in cui l’Ecuador gli revocò l’asilo politico. Da qui, la polizia britannica ebbe strada spianata e riuscì ad acciuffare Julian e arrestarlo. Sebbene in questi sei anni la Svezia abbia abbandonato le proprie accuse, gli USA ne hanno avanzate altre diciotto, tutte inerenti ai leak dei crimini di guerra, col fine di chiedere l’estradizione di Assange. È dal 2019 che quindi i processi d’estradizione in suolo statunitense di Assange non hanno fine.Se, eventualmente, l’alta Corte di Londra deciderà che Assange è colpevole e il giornalista verrà estradato, nessun giornalista potrebbe sentirsi sicuro facendo il suo lavoro. Questo perché i crimini di Assange sono stati quelli di aver esposto gli USA e la CIA per dei crimini avvenuti fuori dagli USA. Inoltre, se gli Stati Uniti vincessero, allora si rivelerebbero come i violatori dei principi democratici della libera stampa e della libera parola.Ecco dunque le motivazioni per cui il caso di Julian Assange sta facendo tanto scalpore e giornali come il “New York Times” o istituzioni come l’ “Amnesty International” e l’ “Human Rights Watch” hanno seguito ed esposto il caso con estrema attenzione. Possiamo solo augurarci che il diritto alla stampa libera non venga violato, come è già successo e succede ancora a diversi diritti in diverse parti del mondo.
Elia Struffi - Ikaro Kant- 05/04/2024

Nella notte tra il 7 e l’8 dicembre, Damasco, la capitale della Siria, è caduta di fronte all’avanzata dei ribelli anti-Assad, partiti circa una settimana fa dal nord del paese, con l’intento di liberare la Siria dal regime della famiglia al-Assad.
Eppure, tutto ciò è passato più o meno in sordina, venendo oscurato da altri eventi sia nello stesso Medio Oriente, che nel resto del mondo.
Cerchiamo quindi di ricapitolare gli avvenimenti degli ultimi giorni in Siria.Partiamo dal presentare la famiglia al-Assad, che governa la Siria da 54 anni (inizialmente con Hafez e poi dal 2000 fino ad ora con il figlio Bashar) attraverso il partito Ba’ath.
Secondo molti, il regime degli Assad è stato un regime dittatoriale a causa del sistema politico a partito unico, dell’introduzione di una nuova costituzione siriana imposta arbitrariamente dal regime e del suo carattere altamente autoritario (anche attraverso un'estensiva forza di polizia segreta e militarizzazione).
Il regime Assad era supportato a livello internazionale da Russia e Iran.Parlando dei ribelli: Il gruppo è noto con il nome di Hayat Tahrir al-Sham (HTS), un'organizzazione politica paramilitare con una storia molto complicata.
L'HTS è nato nel 2017, attraverso la fusione di due gruppi che si erano staccati e opposti militarmente all’organizzazione Al-Qaeda, che avevano l’obiettivo di “liberare” la Siria dalla tirannia del partito Ba’ath.
Un sondaggio condotto nel 2017 dalla Laurentian University tra la popolazione siriana, indicava il basso consenso della popolazione verso il gruppo (solo il 33%), ma bisogna prendere in considerazione che sono dati vecchi e i consensi potrebbero essere cambiati. L’HTS è supportato dalla Turchia di Erdogan.Ebbene finalmente l’HTS ha deciso che era il momento giusto di mettere veramente in atto il suo piano di attacco del regime, con i protettori di Assad occupati in altre faccende (la Russia occupata con l’Ucraina e l’Iran con l’offensiva israeliana in Libano). Così l'HTS ha conquistato, approfittando di questo contesto, quasi tutta la Siria. A nulla sono serviti gli sforzi dell’esercito siriano nel difendere Damasco, che è caduta in una sola notte.Al momento della scrittura gli unici territori che l’HTS non controlla sono:
⁃ una piccola regione costiera del paese a nord-ovest, rimasta sotto il controllo delle forze governative siriane;
⁃ una grande zona a nord-est occupata dalle forze governative siriane amministrate dai Curdi;
⁃ una piccola zona confinante con Israele (che ha approfittato della confusione per occupare la regione);
⁃ Alcune province sotto il controllo di altre forze separatiste ribelli.Bisognerà aspettare per vedere cosa succederà ora che il longevo regime al-Assad è caduto. È certo che a “vincere” in questa situazione sia la Turchia, che allarga la sua sfera di potere in Medio Oriente. A pagare le conseguenze dell’influenza di Erdogan saranno probabilmente le comunità curde del paese, che sono però supportate dagli USA. A perderci sono invece Iran e Russia, che si privano di un ulteriore importante alleato della regione medio orientale.
Elia Struffi - Ikaro Kant- 23/12/2024

Il mito è sempre stato usato nella storia per motivi di potere, e viene utilizzato ancora oggi. In che modo però? Raramente ormai il mito ricopre il ruolo centrale che occupava in passato, ad esempio nel Medioevo o nell’antica Grecia.In passato infatti lo strumento più usato per assicurarsi il potere e legittimare un regime era quello del mito religioso: a partire dai faraoni, che venivano presentati come incarnazioni divine in terra, agli imperatori cinesi della dinastia Shang (XVII – XI a.C.) in Cina, che si proclamavano scelti dagli Dei per guidare l’impero, fino agli imperatori romani, che venivano divinizzati dopo la morte, collegandosi a figure mitologiche come Enea o Ercole. Infine il mito è attestato anche nel periodo medioevale, come ad esempio quello del Santo Graal e la leggenda di Carlo Magno.Tuttavia il mito religioso è stato sostituito ben presto da ideologie guidate dalla razionalità e dalla ragione: il diffondersi dell’Illuminismo in Europa ha mandato in crisi e fatto crollare molti regimi che basavano il proprio potere sul mito religioso. Nascono così i primi miti patriottici, come quelli legati alle idee di “nazione” o di “libertà” portati avanti dalla rivoluzione francese.Adesso il mito politico è molto diverso da come era precedentemente, e grazie anche alle nuove tecnologie di comunicazione quali i social media o la televisione, esso è anche più efficace. I miti politici moderni si basano generalmente su nazionalismo e populismo.I miti nazionali vengono usati molto spesso per giustificare azioni politiche o belliche: ad esempio, il mito nazionale più conosciuto internazionalmente è quello del “sogno americano”, su cui viene basata tutta la politica, domestica e internazionale, degli Stati Uniti. La vita negli Stati Uniti è stata infatti miticizzata con lo scopo di rendere il popolo americano più devoto possibile allo stato, che gli permette di vivere “libero” e con “infinite possibilità di riscatto personale”.I miti populisti sono ancora più comuni di quelli nazionalisti, spesso anche i soggetti contrari ad una politica nazionalista ne fanno uso. Usualmente una figura politica si costruisce un mito personale, spesso dipingendosi come “salvatore del popolo” oppure come un leader forte e onorevole. Oggi vediamo questo fenomeno in molti paese, dalla figura del “self-made man” di Trump fino al mito del “padre del popolo” di Hugo Chávez in Venezuela. Spesso il mito populista include la creazione di un nemico comune del popolo o della nazione che funga da capro espiatorio, con lo scopo di scaricare qualsiasi problema su quella che spesso è una minoranza per pulire la propria figura politica.In conclusione, il mito è cambiato nel tempo sia per quanto riguarda la sua essenza che per la sua applicazione. Ciò che non è cambiato è il suo scopo, ovvero controllare la massa, legittimare l’esistenza di un regime o, ancora, giustificare una mossa politica.
Elia Struffi - Ikaro Kant- 07/04/2025